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Stazione Ornitologica d’Alta Quota Altopiano di C. Imperatore - Gran Sasso

"Articoli & Rubriche Fringuello alpino Montifringilla nivalis"

foto copertina Eliseo Strinella

"Il genere Montifringilla"
Il genere Montifringilla è composto da uccelli tipicamente di alta montagna [al di sopra dei 1800 metri], di piccole dimensioni [da un minimo di 13,5 cm ad un massimo di 17 cm], con la colorazione delle ali bianca e nera con diversi modelli cromatici a seconda della specie; il colore del dorso è quasi sempre marrone scuro con differenti sfumature.
Solo Montifringilla nivalis è presente anche nel Paleartico occidentale, le altre 6 specie sono presenti solo nel Paleartico Orientale:
Montifringilla theresae: diffuso sulle montagne dell’Afghanistan.
Montifringilla blandorfi, Montifringilla ruficollis e Montifringilla taczanowskii: si trovano nella parte ovest del Tibet Cinese.
Montifringilla davidiana: si trova in Russia sugli Altai e sulle montagne a nord-ovest della Cina.
Montifringilla adamsi: si trova nella zona del Kashmir, in Nepal [sulla cresta dell’ Himalaya] e sulle montagne a nord-ovest della Cina.
Il Fringuello alpino è un piccolo passeriforme, che ha fatto delle vette alpine e subalpine dell’Europa meridionale il proprio habitat d’elezione.
Nonostante il nome lo releghi alla famiglia dei fringuelli, esso non è un fringillide bensì un passero [fam. Passeridae]; un passero un po’ speciale, evolutosi e adattatosi a vivere in alta montagna al di sopra della vegetazione arborea per l’intero arco dell’anno.
Specie tipica dell’ecosistema alpino è presente in Italia con due popolazioni ben separate, quella alpina e quella appenninica, stimata con 3000 - 6000 coppie [Meschini & Frugis 1993].
La maggiore continuità ambientale presente sulla catena alpina, consente una diffusione più omogenea della specie, mentre nell'Appennino Centrale è maggiormente localizzata sui massicci montuosi dell’Abruzzo e delle Marche al di sopra dei 2000 metri.
Sul massiccio del Gran Sasso si stima la presenza di 200 - 300 coppie, [Bernoni 1996 in AA. VV.] che costituiscono uno dei nuclei più importanti dell’intero Appennino Centrale.
Ecologicamente la specie può essere considerata la controparte alpina del Passero domestico, esso tende infatti a colonizzare gli insediamenti umani presenti in alta montagna, ed in periodo riproduttivo occupa volentieri le cavità presenti negli edifici [Rifugi, Baite ecc. ].
La capacità del Fringuello alpino a vivere in condizioni climatiche estreme, lo colloca al primo posto tra le specie europee che riescono a nidificare alle più basse temperature [Heinenger 1991].
La presenza del Fringuello alpino lungo la catena appenninica ha un elevato interesse biogeografico, in quanto la specie rappresenta un elemento relittuale rimasto confinato sulle vette dei massicci montuosi in seguito alle alterne vicissitudini climatiche dovute alle glaciazioni plio-pleistoceniche.
Proprio tali caratteristiche biogeografiche ed ecologiche, rendono il Fringuello alpino una delle dieci specie animali maggiormente minacciate dall’effetto serra [W.W.F.1992], ed un importante indicatore dello stato di conservazione degli ecosistemi montani, i quali rappresentano insostituibili risorse di biodiversità.
Gli ecosistemi montani a causa dei cambiamenti climatici, sono tra quelli più a rischio di modificazione, in quanto l’innalzamento della temperatura non sarà uniforme, ma colpirà in maniera maggiore le aree a quote e/o a latitudini più elevate; le specie presenti in tali ambienti, anche in quanto ad essi fortemente adattate, non hanno più a disposizione ampi territori dove compiere il loro ciclo riproduttivo.

"L’alimentazione del Fringuello alpino Montifringilla nivalis nell'area del Gran Sasso"
Il Fringuello alpino viene considerato specie onnivora, in quanto adatta la propria alimentazione alle diverse risorse trofiche che si rendono disponibili nell'arco dell'anno, tra le quali si ritrovano principalmente: invertebrati, sostanze vegetali e scarti di natura antropica.
La plasticità alimentare della specie, nello sfruttamento delle diverse risorse disponibili nei vari periodi dell’anno, è un chiaro esempio di adattamento all'estrema variabilità delle condizioni ambientali in alta quota.
Considerazioni generali sulla dieta del Fringuello alpino sul Gran Sasso, sono state possibili seguendo la specie per l’intero arco dell’anno, campionando le aree di alimentazione prescelte [plot], analizzando le risorse trofiche presenti [artropodi - vegetali], ed attraverso l’osservazione e la documentazione fotografica.
Tra le attività di ricerca sulla dieta invernale [soprattutto degli animali che in inverno rimangono in quota], è prevista anche un analisi dell'importanza delle risorse alimentari di origine antropica, attraverso una raccolta di dati nei pressi delle le strutture ricettive.
"La presenza della neve nella dieta del Fringuello alpino Montifringilla nivalis"
Per il Fringuello alpino che per gran parte dell’anno vive in ambiente d’alta quota [considerando anche animali che in pieno inverno dimorano nei pressi dei rifugi, stazioni sciistiche ecc.], l’alimentazione è strettamente connessa alla presenza della neve.
In inverno si concentrano sui brevi tratti dove il terreno è scoperto [zone esposte al vento, creste e pendii brecciosi], per la ricerca di semi di vecchie piantine congelate, ma anche larve e insetti rimasti sotto la neve.
Le piante dei Cardi [grosse corolle ricche di semi], sono le prime ad emergere da sotto la coltre nevosa e costituiscono una componente molto importante nell’alimentazione invernale, [probabilmente i semi ricchi di sostanze oleose offrono un importante fonte calorica].
"I vecchi escrementi degli animali al pascolo"
Gli escrementi essiccati degli animali che hanno pascolato nella stagione precedente [sopratutto bovini], man mano che vengono liberati dalla neve, possono contenere risorse trofiche al loro interno [semi e insetti].
"Il fall-outt d'insetti e semi"
Sia in inverno che in primavera, il Fringuello alpino sui nevai si nutre principalmente di insetti portati dal vento in quota, [tramite le correnti ascensionali fall-outt], particolarmente presenti in giornate favorevoli alla formazione delle termiche.
Le correnti di aria più mite che provengono dal fondovalle trasportano degli insetti e semi, che precipitano sulla neve quando salite in quota trovano gli strati di aria più fredda; nei giorni che il fenomeno è più evidente dalla presenza degli insetti, i fringuelli alpini si concentrano maggiormente sulla neve.
[Attraverso il fall-outt, è possibile trovare in inverno insetti del fondovalle che altrimenti non raggiungerebbero quote elevate].
"L’importanza dei nevai residui nella dieta del Fringuello alpino Montifringilla nivalis nel periodo riproduttivo"
Come altre specie degli agli ambienti d’alta quota, dalla primavera ed inizio estate, il Fringuello alpino è molto legato per la ricerca delle prede in periodo riproduttivo alle chiazze di neve residue.
I nevai residui, risultano determinanti nella dieta di svezzamento dei pulli, per la presenza di larve di tipule ed insetti, che vengono rese disponibili man mano che il nevaio va in esaurimento, fornendo [soprattutto su bordo neve] risorse trofiche costanti e nel lungo periodo.
Le chiazze di neve residue nel loro periodo di scioglimento, non offrono solo insetti e larve, ma anche sostanze vegetali come i semi di piante, che vengono raccolti sempre sul bordo neve ed utilizzati anche per imbeccare i nuovi nati.
La mancanza o la scarsità d’innevamento invernale causato dai cambiamenti climatici, potrebbe diminuire in periodo riproduttivo la presenza in quota dei nevai, ed incidere soprattutto sulla dieta delle specie più specializzate, come soprattutto il Fringuello alpino.

Gran Sasso giugno 2017 - E. Strinella

Gran Sasso luglio 2014 - E. Strinella

Gran Sasso giugno 2015 - E. Strinella

Gran Sasso luglio 2014 - E. Strinella

"Gli insetti e le Tipule"
In piena estate il Fringuello alpino si nutre d’insetti di vario tipo, ed in particolari momenti con la trasformazione delle larve di tipule, si può verificare una esplosione di insetti “adulti”, che vengono raccolti in gran quantità concentrando la scelta delle prede quasi esclusivamente sulle tipule. [Le larve e gli insetti adulti di tipule, rappresentano il grosso delle prede utilizzate per imbeccare i pulli al nido, che vengono nutriti anche dopo l'involo]
"La vegetazione nella dieta del Fringuello alpino Montifringilla nivalis"
Nel periodo post-riproduttivo fino al tardo autunno, oltre agli insetti inserisce nella dieta anche sostanze vegetali [piante della stagione: bulbi di ranuncolo, semi di festuca ecc.], frequentando le praterie in quota dove la vegetazione è più “rigogliosa”.

"Studio della biologia riproduttiva del Fringuello alpino Montifringilla nivalis nell'area del Gran Sasso"
I primi studi sulla nidificazione del Fringuello alpino nell’area di C. Imperatore iniziarono nel lontano 1996, con un originario monitoraggio delle coppie nidificanti nei pressi delle strutture ricettive.
Nello stesso anno vennero istallati i primi nidi artificiali sperimentali [che anno riscosso successo d’occupazione e resistenza nel tempo alle condizioni meteo-climatiche], che hanno portato in seguito la realizzazione di una tesi di laurea con la collaborazione della S.O.A. [Dott. De Ritis Stefano - Tesi di laurea in Scienze Biologiche 2000]: "Biologia riproduttiva ed ecologia del Fringuello alpino Montifringilla nivalis nel Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga".
Nel 2004 sono stati ristrutturati i nidi artificiali [storici], con l’istallazione di nuove cassette, ulteriormente sostituiti e rinnovati nel 2010 grazie ad un contributo dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso Laga.
"Il monitoraggio a lungo termine dell'andamento riproduttivo stagionale"
Presso la Stazione Ornitologica di C. Imperatore la nidificazione del Fringuello alpino viene monitorata con regolarità, grazie all'ausilio dei nidi artificiali.
I dati raccolti sono fondamentali per stabilire i periodi di occupazione delle cavità e quello di inizio della cova, inoltre il controllo periodico e costante delle cassette nido, permettono la valutazione del successo riproduttivo [tasso di schiusa e del tasso d'involo].
Dal 2004 vengono inoltre registrate nel periodo della nidificazione, anche le condizioni meteo-climatiche al fine di analizzare l’andamento riproduttivo in relazione al clima [temperatura e vento in particolare].
Atteggiamento pre-riproduttivo del Fringuello alpino Montifringilla nivalis sul Gran Sasso, corteggiamento e formazione delle coppie
Sul massiccio del Gran Sasso, l’attività riproduttiva del Fringuello alpino Montifringilla nivalis è abbastanza precoce.
Si incominciano a vedere le prime coppie, già a partire dalla seconda decade di febbraio.
Il corteggiamento e l’occupazione delle cavità, inizia indipendentemente dalla presenza più o meno di abbondante neve; La capacità del Fringuello alpino a vivere in condizioni climatiche estreme, lo colloca al primo posto tra le specie europee che riescono a nidificare alle più basse temperature [Heinenger 1991].
Il precoce avvio della stagione riproduttiva, sarebbe da attribuire quindi ad un adattamento della specie alle estreme condizioni in ambiente d’alta quota, [nel caso si verificassero dei problemi nel periodo della cova, avrebbe il tempo per una covata di rimpiazzo].
Dal mese di marzo i maschi iniziano sempre più insistentemente a proporsi alle femmine in veste di corteggiamento [gonfiando il piumaggio, chinando le ali, alzando la coda a semi-ventaglio, emettendo un insistente canto].
In aprile con l’avvicinarsi della stagione riproduttiva, le visite alle cavità sono sempre più frequenti, i maschi intensificano i voli canori e le parate nuziali.
"La struttura del nido e l'importanza delle cassette artificiali"
Il materiale per la costruzione del nido è prelevato sia nelle aree coperte da neve, sia nelle aree prive di essa.
I nidi sono voluminosi e discretamente puliti, sono costruiti fondamentalmente con materiale secco sia naturale che artificiale: fili d’erba, piccoli rametti, fili di cotone, di lana e sintetici.
La parte più interna [coppa], è imbottita di materiale soffice e isolante come peli, penne, lana e licheni, ed anche materiale sintetico.
E' stata costatata una relazione tra le dimensioni del nido e la grandezza della cavità [valutato attraverso le cassette nido di dimensioni diverse], tendenzialmente però la profondità e il diametro della coppa centrale interna del nido sono simili, il volume maggiore è dato dalla parte esterna della coppa [costituita principalmente fili d’erba], che contengono il nido.
I nidi sono spesso costruiti sulle strutture degli anni passati, che vengono occupate regolarmente per molti anni consecutivi. Gli ambienti dove nidificano vengono migliorati ogni anno, anche durante la fase di cova fino alla schiusa, dato riscontrato sia sui nidi artificiali, che su cavità semi-naturali a ridosso degli edifici.
L’istallazione di cassette nido può costituire nel tempo delle cavità storiche, inoltre permette di valutare l’andamento di occupazione e di presenza della specie.

Gran Sasso giugno 2005 - E. Strinella

Gran Sasso luglio 2005 - E. Strinella

Gran Sasso luglio 2005 - E. Strinella

Gran Sasso luglio 2005 - E. Strinella

"Lo svezzamento"
Gli adulti continuano ad imbeccare le nuove generazioni per diversi giorni, anche dopo l'involo.

"Bibliografia completa Fringuello alpino"
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